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lunedì, 18 agosto 2008 @ 19:53
Parto. Però torno, eh. Moi moi a tutti. (a quanto pare, arrivederci in terra finnica, si dice così!) Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (1)
giovedì, 14 agosto 2008 @ 14:46
Il foglio bianco è arrabbiato con me. Se ne sta lì, muto, a fissarmi con aria incattivita, mentre io guardo lampeggiare la piccola bacchetta nera di Word, sperando che partorisca parole nuove così, magicamente. No, basta. Questo non sarà quel genere di post pieno di sterili lamentazioni e lemmi lacrimevoli, in cui ragiono sulle cagioni della mia aridità creativa. E’ una realtà piuttosto consolidata, ormai, quella che sto vivendo. Non riesco a scrivere quello che vorrei come vorrei, è vero. Ma è un momento, passerà. Intanto mi godo il sole, il sale del mare che secca i miei capelli e la pelle del mio viso, le docce gelate, le letture appassionate, l’ebbrezza dello studio e dei progetti ad esso legati. Ammetto di non avere molta fiducia nel futuro. Sembra tutto così lontano e nebuloso. Una chiesetta, una casina, un semplice vestito bianco, capelli bagnati da piccoli chicchi di riso, una pioggia di sorrisi. Lo desidero talmente tanto da aver paura che Quel Momento possa non arrivare mai. Ma voglio essere ardita, spavalda, coraggiosa. Io ti sposo. Lo so, che ti sposo. E settembre sarà il mese delle faville. Le tue, le mie, le nostre. Mi manca la pedana. Tanto. Ho nostalgia dei buchini impressi sulle mie cosce sedute lì sopra, del rumore delle lame che s’incrociano, delle stoccate violente e dolorose, dei lividi, delle parolacce sussurrate sotto la maschera, di saltellare, affondare, indietreggiare, attaccare, provare, fallire, tentare ancora, gioire. Quando ero una spadista in attività (perché spadista lo sono ancora e lo sarò sempre), credevo che il miglior attacco fosse la difesa. Mi piaceva indietreggiare fino al massimo limite consentito. Il piede sinistro fuori pedana, gli occhi stretti e pronti a cogliere il momento ideale per sorprendere un avversario convinto di avermi in pugno, e…STAC. Parata e risposta, chiara, concisa, secca, letale. Eppure, adesso, sento che quella lucida remissività non mi appartiene più. Attendere il gioco dell’avversario e contrattaccare di conseguenza è troppo rischioso, snervante, irritante. Ed io voglio osare, partire per prima e attaccare una vita da cui mi aspetto tanto, tantissimo, perché ho coscienza di avere tutto il diritto di meritarlo. Non sono altissima, non potrei mai fare la modella perché le mie gambe sono piccine, ma sono e mi sento bellissima, dentro e fuori. Pertanto, mondo, sappi che smetterai presto di essere un agglomerato di fogli bianchi. Io ti riempirò di parole, perché, anche se per ora non sembra, ho tanto da dire. Semplicemente, per il momento, preferisco custodire questo mare di vocaboli dentro, tra le viscere, e sentirlo risuonare finché non potrà fare a meno d’infrangersi contro le tue pagine immacolate, inondandole di suoni e di vita. Io ti attacco. Passo avanti, passo avanti, passo avanti, finta di seconda, cavazione, terza e…STAC. Stoccata secca, diretta, letale. Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (4)
giovedì, 31 luglio 2008 @ 16:15
Questo blog dovrebbe essere ribattezzato Scrivo solo se ho qualcosa da dire e non sono troppo pigra per farlo. Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti
lunedì, 21 luglio 2008 @ 20:41
Ah, Pigolio, Pigolio. Quanto sei ossessivo. Non faccio niente di speciale. Divoro libri. Tutto qui. Continuo a pensare che nessuna parola, per quanto suadente o espressiva, riuscirà a trasmettere, in egual misura, a chi ascolta, il sentimento dal quale chi parla è dominato. E’ questo un indice del nostro egoismo e della nostra presunzione, o serve solo a darci la misura di quanto l’uomo sia “finito” in ogni sua manifestazione? Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (9)
martedì, 08 luglio 2008 @ 02:04
Quando, questa mattina, un piccione è volato a schiantarsi contro la mia testa, io ero intenta a rimirare la splendida facciata de la Basilique du Sacré-Cœur. Dove stesse guardando lui, resta un mistero.
Sarà stata la pioggia, così sottile e fitta al tempo stesso, a confonderne la traiettoria?
Oppure quel vento gelido e possente, che trasformava la mia gonna in una grande mongolfiera jeans?
O, ancora, questo sole che appare, scompare e poi si manifesta di nuovo, più abbagliante che mai?
Forse, semplicemente, si trattava di un piccione straniero distratto, come me, dalle innumerevoli attrazioni della Ville Lumière.
Già...Che volto ha la Claire parisienne, quando si guarda attorno con aria trasognata? Quale espressione le si dispone sul viso mentre cammina tra i parigini, assaporando la sua crêpe au jambon et fromage?
<<Vous seriez un mannequin parfait pour moi, mademoiselle.>>
<<Pardon, vous avez dit quoi?>>
<<Votre visage, mademoiselle. Il s’adapte très bien à mon style.>>
<<Bah dites donc! Et pourquoi donc?>>
<<Parce que votre regard c’est aussi éthéré que mon coup de crayon.>>
<<…>>
<<Puis-je vous croquer le portrait?>>
<<Vous avez l’air d’être un affabulateur, monsieur. Bah ouais, pourquoi pas. Je viens juste de finir mon déjeuner. >>
A quanto pare, questa.
![]() (Che sguardo etereo, eh?)
Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (15)
lunedì, 07 luglio 2008 @ 01:10
Non volermene, Roma. Non odiarmi se quando percorro le Sue strade ampie e sinuose il cuore mi batte forte, se amo fingermi Sua, se mi soffermo a contemplarLa con gli occhi che mi ridono, se rimango estasiata innanzi alle Sue forme eleganti e sofisticate, se E’ che sono a Parigi. E me ne sono innamorata. Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (2)
venerdì, 04 luglio 2008 @ 02:01
Lei scorge Lui, seduto al bancone. Lui vede Lei, in equilibrio su uno sgabello. Lei sventaglia le ciglia pesanti di rimmel. Lui si massaggia la barba fastidiosamente pungente. Lei accavalla uno spigliato paio di gambe. Lui mordicchia l’oliva del suo Dry Martini. Lei percorre con l’anulare il bordo del proprio bicchiere. Lui prosciuga quel che resta di un cocktail vagamente annacquato. Lei sistema una ciocca castana dietro l’orecchio. Lui azzarda un sorriso sbilenco. Lei ammicca, sollevando un compiaciuto sopracciglio. Lui si solleva a fatica dal proprio panchetto. Lei gli sorride, pregustando il sapore frizzante della vittoria. Lui barcolla verso di Lei, giungendo al suo tavolino. Lei si passa la lingua sui denti, schiudendo appena le labbra. Lui si avvicina al lobo di Lei, producendo un roco sussurro. “Andiamo?” Lei annuisce in silenzio, issandosi su quindici centimetri di tacco. Lui le cinge i fianchi con un braccio nerboruto, conducendola verso l’uscita. Lei si lascia guidare fuori dal pub, con tacita soddisfazione. Se solo Lui la esortasse a parlare si avvedrebbe del tremendo inganno! Ché Lei è in realtà un Lui, dal timbro vocale assai grasso e robusto. Ma parlare è superfluo quando si predilige il linguaggio del corpo. Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (2)
martedì, 17 giugno 2008 @ 21:16
La verità? La verità: le mie giornate sono un susseguirsi di rimandi. A tra un’ora, poi due, poi un giorno, poi tre, poi una settimana, un mese et via dicendo. Inizio a temere che il mio destino consista nell’arrivare in punto di morte oberata da impegni elefantiaci, senza aver messo a frutto neanche uno di quei presunti talenti che giacciono lì, da qualche parte dentro di me, tra un’aspirazione illanguidita ed un piccolo progetto assassinato sul nascere. Nel mio riflesso scorgo le tracce della peggior nemica di me stessa, che si martoria le labbra sino a farle sanguinare e non è in grado di sostenere l’azzurro inquisitore del proprio sguardo. Vorrei che tradurre il pensiero in azione non mi risultasse così insopportabilmente difficile. Ho quasi ventitré anni e posso già individuare quelle zone del mio volto in cui la curva sinuosa di un’espressione fugace si è trasformata in un lieve, lievissimo solco. Evidentemente il mio broncio non è così proverbiale come credevo che fosse. Possibile? Mi scruto allo specchio, con aria seria. Riconosco il viso di una Claire che ha riso e ride tanto, di gusto, che non dorme a sufficienza, che solleva troppo spesso il sopracciglio sinistro e si cruccia oltremodo per qualunque bubbola le passi per la testa. Penso a mia nonna, che ha lasciato questo mondo ad ottantatré anni senza una ruga sul volto: fronte liscia, guance morbide e affatto cadenti, contorno labbra perfettamente levigato. Non credo che il merito sia da attribuirsi unicamente alla Cera di Cupra. No, per lei la cura delle apparenze è stata sempre una vera e propria ragione di vita. Persino subito dopo l’ictus, in ospedale, se ne stava seduta su una sedia a rotelle, lo sguardo fisso nel vuoto e la mano destra armata di rossetto, a ritoccare il colore di quelle belle labbra carnose che ho ereditato. Già. Sono belle le mie labbra. Solo che, per loro, io non ho alcun riguardo. Non faccio che scorticarle e riempirle di piccole ferite. Io non sono come mia nonna. Io vivo per pensare. Ma è rischioso, perché il più delle volte mi ritrovo a pensare di vivere, e nulla di più. Sono una donna contorta. Dovrei smetterla di ragionare, ponderare, soppesare i pro e i contro di ogni situazione. Dovrei agire, tutto qui. Cominciando dalle piccole cose. Ecco, al momento ho voglia di frullato di fragole. Gli ingredienti ci sono. Quindi mi alzo e vado a prepararlo. Chi se ne frega se non è un alimento appropriato per cena. Io lo voglio adesso. E me lo prendo. Eccheccazzo. Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (8)
lunedì, 09 giugno 2008 @ 02:14
Onde porre fine ai sanguinosi posticidi che, ultimamente, la mia testa commette con eccessiva leggerezza, ho deciso di stilare una lista degli argomenti di cui, nelle giugnole settimane a venire, desidero cianciare. Affido, pertanto, a voi lettori questi postembrioni, ancor privi del dono della favella, eppur già battezzati e ben chiari nella mia svogliata-mente operosa:
Se anche uno solo tra loro non dovesse vedere la luce, vi autorizzo a prendere a pomodorate questo barbosissimo blog. Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (5)
mercoledì, 04 giugno 2008 @ 13:43
Ciao Noël , Marchese de Maynes.
Grazie per aver dato vita al più bel duello della storia del cinema di cappa e spada.
Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (2)
venerdì, 30 maggio 2008 @ 03:31
Ah-ehm. Signore e signori, ladies and gentlemen, mesdames et messieurs, meine Damen und Herren, domani, tra le ore tredicizerozero e le ore quindicizerozero, non ci sarò per nessuno*. Mi attende una matinée cinématographique molto ma molto impegnata. Vado a vedere Sex and the city con le Sorelle, non so se mi spiego. * a parte Mondnacht, s’intende, che torturerò con milioni di sms pieni di “Oooooh!” e “Aaaaaah!”, nonché di frasi come “Nooooo! Non puoi capire che cosa sta succedendo!” e “Voglio il vestito di Carrie!” e “…e quello di Charlotte!” e “…e quel gran paio di Manolo!” e “…Sapessi che sta combinando Mr Big!” e “…vedessi l’arancione della chioma di Miranda!” e “…e gli zigomi rigonfi di Samantha!” e "...e il nuovo taglio di capelli di Harry!". Ah, no. Questa no.
Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (10)
giovedì, 29 maggio 2008 @ 01:49
Quanto osservato quest’oggi dalle mie azzurre pupille mi ha indotta ad uscire da questo tedioso mutismo blogosferico (anche se, dopo quest’incipit tremendo, potrei anche ripiombarvi tranquillamente). E’ giunto il momento di scrivere del mio, diciamo così, lavoro (anche se, e due, potrei benissimo farne a meno, vista l'umiliante condizione in cui verso). Ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì, la sottoscritta smette le sue tristi vesti di dottoressinacumlaudechebramasettembreperpotersifinalmenteiscrivereallaspecialistica per assumere quelle d’insegnante privata. E’ buffo, in effetti, giacché io non amo particolarmente l’insegnamento. Tanto più se gli alunni in questione sono due fratelli rincoboys di primissima categoria: pigri, svogliati, assolutamente incapaci di assimilare il benché minimo concetto, per i quali il massimo dell’eccitazione intellettuale deriva da iPods, Nintendo DS, televisione, registratore, PS1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, Tokio Hotel et via dicendo. Eppure, ogni giorno, da due anni a questa parte, continuo a dirigermi in quella casa armata d’impegno, pazienza e buone intenzioni, nella speranza di assistere, prima o poi, ad un inaspettato e repentino segno di miglioramento, di scorgere l’accendersi di un vago scintillio d’interesse, di accorgermi che persino in loro può albergare una qualche parvenza di amor proprio, un embrionale desiderio di colmare lacune il cui vuoto spaventerebbe il Bangee Jumper più spavaldo. E confesso che, per un attimo, quest’oggi, ho creduto che quel momento fosse finalmente arrivato. Il pomeriggio sembrava trascorrere senza particolari intoppi: lei, Emorincogirl, si mostrava sorprendentemente affascinata dalle iliache traversie, tanto che aveva deciso, in via del tutto eccezionale, di scostare la lunga frangia nera dall’occhio destro (solitamente ivi disposta a mo’ di strategica tendina), onde meglio seguire la lettura del ventiquattresimo libro dell’omerico poema. Lui, Rincoboy, aveva da poco concluso una traduzione dal francese e attendeva speranzoso l’esito della mia correzione. Stavo giusto iniziando a pensare che, in fin dei conti, l’insegnamento può anche regalare qualche piacevole soddisfazione, quando il silenzio del salotto in cui eravamo è stato rotto dalla diabolica risatina di Emorincogirl, che aveva abbandonato anzitempo le proprie epiche letture per poter impiastricciare il diario del fratello. Ovviamente lui, vedendo invasa la propria privacy in modo tanto impudente, ha ben pensato di lasciar perdere il francese e di rubarle il quaderno, così da restituirle la pariglia. Ebbene, nell’arco di cinque minuti, ho assistito con orrore, sgomento ed incredulità allo scambio reciproco delle seguenti e, giuro!, testuali dediche fraterne: cuesto diario fa skifo (cielo), brutta emo lebrosa (doppio cielo), la lebra cell’hai te (ecco un pregevole esempio di emOlazione), libberiamoci dagli emo (giustamente, se leBra ha una B sola, è necessario riequilibrare la situazione consonantica). E, in seguito alla lettura di cotali aberrazioni linguistiche, è sorta in me, spontanea, la domanda che vado ad enunciare qui di seguito: "sono io particolarmente fortunata, oppure il livello medio dei dodicenni è estremamente inquietante?!" Non so se conoscere la risposta mi convenga. In ogni caso, io non sono tagliata per l'insegnamento.
Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (4)
martedì, 13 maggio 2008 @ 14:08
Ma solo a me la biancheria d'arredo fa venire in mente una poltrona foderata con un paio di mutande giganti? Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (9)
sabato, 10 maggio 2008 @ 04:56
Credo proprio che questa nuova veste mi calzi a pennello. Alla faccia di Memole. Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (8)
mercoledì, 30 aprile 2008 @ 14:40
Il 30 aprile di due anni fa era domenica.
Proprio intorno all’una di quel giorno io mi alzavo dal letto con gli occhi incredibilmente vispi e ridenti nonostante, la notte prima, fossi rientrata a casa intorno alle tre, dopo aver trascorso una piacevolissima serata ad Ariccia in compagnia di un certo Ganzo Amatissimo che mi aveva stregato mente e cuore.
Ripensavo al suo collo odoroso, maledicevo Guy Laroche e le sue fragranze conturbanti e mi struggevo per un bacio che non era ancora arrivato, ma che desideravo con tuttatuttame.
Poi il mio telefono squillò e una fanfara mi scombussolò petto e budella: il Ganzo Amatissimo m’invitava a saggiare le sue doti di Chef per cena, alle nove.
Io iniziai a prepararmi verso le quattro.
Provavo gonne corte e lunghe, sorridevo come una scema, indossavo pantaloni, magliette e magliettine, sorridevo ancora come una scema, valutavo i miei calzini variopinti, sperimentavo scarpe, sorridevo nuovamente come una scema, mi facevo la coda e scioglievo i capelli, osservavo i pori della mia faccia nel timore di trovare imperfezioni compromettenti, sorridevo come una scema e mi rigiravo davanti allo specchio.
Alle otto e cinquanta non sapevo ancora cosa indossare, ma continuavo a sorridere come una scema.
Sull’onda dell’impazienza infilai un paio di jeans consumati ed una camicetta ricamata, osservai il riflesso della mia chioma sciolta e vagamente spettinata, misi un accenno di rimmel sulle ciglia superiori e, finalmente, uscii.
Quella sera, dopo una lauta cenetta a base di bisteccozze ben rosolate, insalatina e vino rosso, il Ganzo Amatissimo mi baciò ed io baciai lui, ci baciammo e ribaciammo ancora e ancora, mentre in sottofondo i protagonisti di Casotto si abbrustolivano al sole.
Oggi, a distanza di due anni, lui è il mio Novius Adoratus, continua a prepararmi pranzi e cenette tra un bacio al sapor di vino ed uno al gusto di cipster e…beh. Io sorrido ancora come una scema.
J't'aime.
Ticchettato di fresco da ClaireDeLune - commenti (14) |
N.B.
If you cannot think of anything appropriate to say, you will please restrict your remarks to the weather. J. Austen Moi.
Ho messo un punto alle descrizioni in rima. Ciononostante continuo ad amare i versi. Soprattutto bleah,tsk e prrr. Ma non sempre sono così laconica. Talvolta accade che indugi in frasi verbose e fors'anche un po' risibili, traboccanti ricercatezze lessicali ed iperboliche figure, da audaci iperbati confusionarie rese. Le parole sono il mio giuoco prediletto e, probabilmente, l'unica mia piccolaGRAN virtute.
![]() J'adore.
Oltre al Novio, la mia Famiglia, tout ce qui concerne la le français, rouler les r, appuntare pensieri sul mio bel taccuino, guardare film ridicoli e démodés come Singing in the rain, fagocitare romanzi, elucubrare, sviscerare le humanae litterae, il Trivio, canticchiare, strimpellare, scarabocchiare, ridere di gusto, immergermi tra le pagine di un libro che sia degno di essere chiamato tale, i Rerum vulgarium fragmenta, il Vate, l'acume di Wilde, studiare, contemplare, apprendere nuovi idiomi, die Deutsche Sprache, le parole buffe come pompette, gli abitini, l'ebbrezza dei progetti, viaggiare e, sopra ogni cosa, scrivere. Je hais.
Stare lontana da te, l'angoscia, le lacune, il naso tappato, gli errori ortografici, l'ignoranza crassa e ostentata con fierezza, i decerebrati arroganti, chi non sia conscio di nulla sapere, le brutte sorprese, i film dell'orrore, i brufoli inaspettati, il qualunquismo, lo scaldabagno spento, l'appellativo di Dottoressa, il subdolo ronzio di una zanzara nell'orecchio, essere sempre, irrimediabilmente, in ritardo, strapparmi le pelli delle labbra, strapparmi le pelli delle labbra, strapparmi le pelli delle labbra. En étudiant.
Guida della Finlandia. Agosto. Lapponia. Yuppi du. Mumble, mumble. En feuilletant.
J. W. Goethe - I dolori del giovane Werther En fredonnant.
Tutto Luigi Tenco e pure un po' Dalida. Vus et revus.
Cloverfield - M. Reeves Orgoglio e Pregiudizio - J. Wright bric-Ã -brac.
quoi?!
On tchatche de tout et de n'importe quoi.
à lire.
*Bel*'s Photostream ...parbleu!
Crédits.
Un caloroso grazie a Mr. Schulz, a VanillaSky e a me medesma. Sfogliami.
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